Intervista a Alessandro Orlandi – Edizioni La Lepre –

NEL QUADRO DELLA NOSTRA INDAGINE SU POSSIBILITA’ E  QUALITA’ DELLA CULTURA IN ITALIA, QUINDI DEI MECCANISMI ATTRAVERSO I QUALI LA SI DOVREBBE PRATICARE E INTRAPRENDERE, ACCOGLIAMO INTERVENTI DI OPERATORI DEL SETTORE LA CUI LUCIDA ANALISI DELLA SITUAZIONE PUO’ AIUTARCI A USCIRE DAI GIOCHI CONSUETI DEL PENSIERO UNICO MEDIATICO. I COMMENTI SONO AL SOLITO BENVENUTI.

PROPONIAMO COSI’ QUESTA

Intervista a Alessandro Orlandi, co-fondatore nel 2007 (insieme  alla sorella) – e attuale direttore – della casa editrice La Lepre, che tra i suoi obiettivi ha quello di proporre “visioni inedite del mondo, dando al lettore strumenti per interpretare il presente in modo critico e immaginare il futuro”

1 Pare che le vendite siano calate un po’ meno del previsto, nonostante la recessione, perché comunque i lettori forti continuano a leggere. Questi restano lo zoccolo duro del vostro lavoro di editori. Forse è vano rincorrere i lettori deboli, casuali, dispersi?

Le statistiche ci dicono che i lettori forti in Italia sono decisamente una minoranza. La Lepre edizioni ha uno “zoccolo duro” di lettori che comprano e leggono sempre i nostri libri, sui quali possiamo senz’altro contare, ma non sono sufficienti a tenere in buona salute la casa editrice.  Come aumentarne il numero? Ammettiamo che sia inutile promuovere i libri a beneficio dei lettori deboli, casuali e dispersi. Come arrivare, allora, a quelli forti, che non conoscono la casa editrice, ma potrebbero amarla, e fidelizzarsi? Una parte della risposta è ovvia e ha a che fare con la qualità dei libri pubblicati e con la coerenza, la riconoscibilità e l’originalità della linea editoriale che si persegue. L’aspetto della questione in cui, invece, si affonda nelle sabbie mobili è quello della promozione, del ruolo dell’Ufficio stampa.

Le recensioni sui giornali (a meno che non si tratti di polemiche virulente su un libro particolare, che coinvolgano più giornali) ormai spostano pochissimo le vendite, anche se sono molto favorevoli. Anche i premi letterari contano poco. Semmai sono le apparizioni dell’autore in TV ad incidere positivamente sulle vendite, specie se lo scrittore di turno viene presentato come “personaggio”, si vende allora l’autore più che il suo libro.

Il ruolo di promotori presso i lettori, che una volta era svolto dai giornalisti, è ora delegato al web, ai blog letterari, ai social network, alle pagine personali degli opinion maker, che innescano il “passaparola”.

La vendita degli ebook è aumentata del 40%, e costringe l’intera editoria a una massiccia ristrutturazione, a un cambiamento dei mestieri e dei saperi. E’ la modernità, bellezza…

Ma in Italia siamo ancora al di sotto del 10% del volume complessivo dei libri acquistati. Ma è indubbio che il problema si porrà con sempre maggiore urgenza. Vedo all’orizzonte la sparizione della catena distribuzione–promozione così come la conosciamo oggi e un radicale ridimensionamento delle librerie (sopravvivranno, io credo, solo le librerie dedicate ai libri di particolare valore estetico e le librerie antiquarie).

Si andrà verso un rapporto diretto tra autori e lettori e il ruolo dell’editore sarà sempre più quello di un garante della qualità dei libri pubblicati, un “talent scout” e un punto di riferimento per chi nutre determinati interessi, per sapere cosa vale la pena di leggere.

Quello che cambierà radicalmente sarà il sistema di promozione dei libri: come si fa a far sapere al pubblico dei lettori che vale la pena acquistare un e-book? I “testimonial”saranno sempre più importanti e si venderà sempre più il “personaggio” dell’autore di un libro e sempre meno il libro, l’e-book, in quanto tale.

Un altro fenomeno, dato dalla facilità di copiare-incollare i brani dei libri che si leggono, sarà il prevalere delle brevi citazioni “alla twitter” e il crearsi, nel web, di un gigantesco ipertesto nel quale “libri” che non esistevano fino a un istante prima si formano e si disfano in un istante, guidati dal capriccio degli interessi che guidano il lettore e dai motori di ricerca.

L’aspetto inquietante è che opere di nessun valore e falsi “statement” vengono accumunate a capolavori della letteratura e a verità incontrovertibili, con un totale appiattimento della prospettiva. Gli anticorpi necessari per sopravvivere a questo inquinamento epistemologico sono legati alla cultura dei lettori…

Un’altra conseguenza dell’imporsi degli e-book sarà la “globalizzazione” dei diritti d’autore, che permette di bypassare la compravendita dei diritti di autore tra una nazione e l’altra.

Le varie campagne ministeriali per la promozione della lettura evitano qualsiasi discorso sulla qualità, mentre, che so, se si parla di cibo la qualità è al primo posto (vedi Eataly). È possibile reintrodurre la qualità “dal basso”, a partire dai lettori forti?

I lettori forti hanno spesso anche palati delicati e sono in grado di discriminare tra i libri buoni e pessimi, premiando la qualità. Ma, per le ragioni che ho esposto, la via “soreliana” al trionfo della qualità, l’insurrezione dal basso dei lettori avveduti e scontenti, mi sembra difficilmente praticabile. Però vorrei che fosse vero.

Per quanto dispotico, oppressivo, etc. il mercato non ti obbliga a vendere 100.000 copie per sopravvivere, e in una società democratica è l’unica misura del consenso (la sua “censura” è più accettabile di una censura politica). Se un editore non riesce a vendere almeno qualche migliaio di copie è giusto che chiuda? Ci vorrebbero incentivi statali alla editoria di qualità?

Qualsiasi siano i motivi che impediscono a un editore di vendere qualche migliaio di copie, se non ci riesce dovrebbe chiudere. Il vittimismo, l’incolpare il mercato ottuso, il degrado della cultura popolare o il Kali Yuga non serve a nessuno.

Diverso è il discorso che riguarda gli aiuti statali. Negli altri Paesi europei le case editrici sono considerate un bene prezioso, una risorsa da salvaguardare con leggi idonee. Basterebbe studiare quali sono gli incentivi e gli aiuti della vicina Francia alle sue case editrici.

5 Aumenta la concentrazione della distribuzione e le librerie di catena, proprietà dei grandi gruppi  editoriali (fenomeno solo italiano), spazzano via i librai indipendenti in assenza di una legislazione adeguata. Ma l’antitrust?

Spesso promozione e distribuzione (a volte anche il magazzino dei libri) fanno parte di un unico pacchetto che costa all’editore tra il 60 e il 65% del prezzo di copertina di ogni libro venduto.

Per ciò che riguarda la promozione: immaginate l’incontro frettoloso tra i promotori e i librai, i primi motivati a presentare con cura solo i libri dai quali sono certi di ricavare un profitto sicuro, i secondi, i librai, che si vedono presentare un centinaio di schede (ognuna delle quali descrive sommariamente il contenuto di un libro) e devono decidere in pochi minuti quali libri prendere in carico e quante copie di ognuno.

Dei circa 40.000 libri che escono ogni anno in Italia solo un 20% ha chances di finire in libreria e i libri esposti in modo che i lettori li vedano (cioè non nei sottoscala delle librerie) sono molti meno. E’ questo il motivo per cui La Lepre ha deciso di condensare la quarta di copertina in una domanda di mezza riga: quasi nessun libraio legge più le schede con attenzione.

Oggi la distribuzione è gravemente minacciata dalla vendita dei libri on line, (per esempio tramite Amazon), che vengono consegnati a domicilio con sconti che le librerie non possono permettersi di praticare.

Per ciò che riguarda la distribuzione il rapporto diretto tra piccoli e medi editori e librerie è una utopia che nessuno è riuscito a realizzare se non in piccolissima scala per due motivi: il costo del trasporto dei libri in luoghi lontani dal magazzino e la natura individualista e poco propensa a far fronte comune di fronte alle difficoltà degli editori. Basterebbe infatti che un numero ragionevole di piccoli editori unisse le forze creando la propria distribuzione/promozione.

6 Non ritieni che l’unica cosa che salva un editore è il fatto che il suo progetto, la sua identità sia ben percepita dai lettori?

Ne sono convinto. Abbiamo voluto associare la nostra casa editrice (che è “pericolosamente” generalista) il motto “Praecurrit Fatum”, “arrivare prima del destino”, la nostra collana principale si chiama “Visioni” e lo stesso nome della casa editrice “Lepre Edizioni” si può leggere diversamente come “Le Predizioni”. Le nostre collane si rivolgono in effetti a pubblici diversi, ma con uno stesso intento.

Cerchiamo di pubblicare libri che diano una visione del futuro che ci attende, una visione innovativa del passato che ci aiuti a “vedere” quel futuro, una visione critica del presente. I libri della collana “Visioni” sono dedicati ad aspetti dimenticati o poco noti della storia della scienza (Ipazia, i libri di Luminet su Newton, Galileo, Keplero, la Biblioteca di Alessandria, etc.),  che sfidano la separazione tra cultura scientifica e cultura umanistica

1 Response

  1. Damiani scrive:

    Caro Orlandi,
    dura e realistica analisi di un editore che non fa solo libri “da vendere”, ma libri che costruiscono un unico interessantissimo discorso.
    Giovanni Damiani

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