Ancora sugli APOSTATI – la recensione integrale di Antonio Saccone, apparsa sul “Mattino” in versione ridotta

 

L’apostasia è la sconfessione pubblica del proprio credo. A proporne una versione aggiornata è una raccolta di microsaggi, firmati da nove autori e tre autrici (12 apostati. 12 critici dell’ideologia italiana, Enrico Damiani Editore, 15 euro). Gli idoli polemici, oggetto del falò allestito dalle dodici ‘palinodie’ (più quella del curatore, Filippo La Porta), potrebbero apparire scontati. Ad essere derisi sono l’intellettuale tuttologo imperante nei talk show, le sue cabarettistiche performance (ne discorre Camilla Baresani), la sua irresistibile attrazione per un orizzonte governato dalla sovranità assoluta della finanza (Daniela Ranieri), i detriti fantasmatici dell’ormai démodé postmodernismo, (Franca D’Agostini), le insipienti scelte del sistema editoriale italiano, per lo più appiattito sull’instantaneità modaiola e televisiva (Paolo Morelli). E ancora: la «retorica della dismisura», segnale di un’incongrua aspirazione ad «essere tutto» (segnalata da Matteo Marchesini), le maschere autoincensatorie e deresponsabilizzanti di molti letterati alla ricerca spasmodica di un’udienza che ne certifichi l’esistenza (Filippo La Porta), l’incongruenza socioeconomica del linguaggio a cui è consegnato il dettato costituzionale (Paolo Febbraro), i libri know-how, animati da un’«idea terapeutico-funzional-assistenzial-sapienziale», generativi di titoli parossistici come Più in forma con Kafka (Vittorio Giacopini), ed altri vezzi, riti, miti della cultura italiana attuale. L’operazione potrebbe risultare persino pretenziosa se la si confronti con illustri precedenti, a cominciare dal magistrale Leopardi, di cui non a caso il curatore cita opportunamente il Discorso sopra lo stato presente del costume degli italiani, finendo, per restare ad un passato più prossimo, con la demistificazione delle mitologie contemporanee operata da Roland Barthes o l’Auto da fé, in cui Montale distingueva i veri artisti, che parlano da isolati, dagli uomini della comunicazione di massa, che ripetono e volgarizzano. Ciò non toglie che il manipolo dei dodici apostati abbia approntato un prodotto di godibilissima lettura, coinvolgente per la tonalità stringata degli sbeffeggiamenti. Su questo versante spicca l’intervento di Massimo Onofri. Bersagli privilegiati della sua satira sono Aldo Busi e Erri De Luca, massacrati in quanto corifei di un estetismo veterodannunziano nel tempo in cui l’inimitabilità ormai riproducibile lascia spazio alla parodia involontaria. Di Busi si riconosce il talento comunicativo, che lo trascina, però, all’edificante proclamazione di sé come del «più grande scrittore italiano» (tanto poi «c’è sempre qualche povero di spirito che ci crede»). Ancora più affilata la scure utilizzata per De Luca: la sua «prosa stucchevole», che emana «odore di carie sotto placca d’oro», la sua pugnace visceralità, subito disponibile a travestirsi di rarefatta ieraticità, ne fanno la salottiera reincarnazione di un «miliziano di Fiume», «molto degradato e di massa». Un impietoso sondaggio è condotto da Guido Vitiello sul volume fotografico che immortala le variegate pose di novantanove scrittori italiani, accompagnate da autodidascalie, che ne incrementano la grottesca inconsapevolezza.

Non manca la pars costruens. Silvio Perrella indica nella sotterranea, imprevedibile persistenza della poesia una possibilità di fronteggiare l’assordimento mediatico. Alfonso Berardinelli rintraccia un’eretica salvezza nella riproposta del solitario scetticismo, intellettuale ed etico, trasmesso da autori come Kraus, Orwell e Simone Weil. Per Giuseppe Samonà un rilancio forte della lingua italiana, sempre più emarginata dall’indistinzione multilinguistica, potrebbe mobilitare una letteratura forte, finalmente non sconnessa dal pulsare aspro della vita e della storia. La copertina del libro esibisce, scelta felicissima, il sorriso ammiccante di un giovane Orson Welles: a confermare, quasi, l’intricante ambivalenza di queste singolari apostasie.

I vostri commenti possono essere siglati da uno pseudonimo, garantiamo l’anonimato a chi ce lo richiede.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *