Brexit 2 L’opinione degli editorialisti di FILIPPO LA PORTA

Gli editoriali dei nostri principali quotidiani trasudavano disprezzo per gli inglesi che hanno votato Brexit, trattati quasi come  ritardati mentali, individui culturalmente rozzi, bifolchi  provinciali.  Mario Calabresi poi su “Repubblica” metteva nello stesso calderone, arbitrariamente,  i sondaggi e la democrazia diretta, quando sappiamo che i primi registrano l’emotività superficiale, cangiante delle persone, mentre la democrazia diretta – di cui appunto il referendum è uno strumento – mira a esprimere una opinione informata, consapevole, ben ponderata dei cittadini. E forse proprio quest’ultimo aspetto è risultato carente nella consultazione inglese, anche se certo nessuno può dire al popolo della Brexit (come ha fatto Severgnini) che noi siamo “istruiti” meglio di voi: probabilmente il popolo è bue, ma il popolo  che discute, che si informa, che si confronta, non  è più bue. La democrazia è governo attraverso la discussione. Lo stesso Saviano ha voluto ricordare – in modo un po’ equivoco – che una maggioranza portò al governo Hitler, così come una  folla quasi unanime  decretò la salvezza di Barabba e non di Gesù. La sensazione è che questo referendum sia stato vissuto, sui media più importanti (sia nel Regno Unito che, di riflesso, da noi) come un immane scontro di civiltà, dove da una parte c’era il Progresso, la Modernità, la Giovinezza, e dall’altra la Barbarie,  il Medioevo, la Senescenza. Di ciò hanno dato lettura critica il  filosofo  Michel Onfray e di Marco Tarchi, politologo già legato alla Nuova Destra ma curiosamente ospitato nelle pagine del “Fatto Quotidiano”.  In realtà ciò che era in discussione è proprio un modello di modernità, e di globalizzazione.  Non intendo entrare nel merito delle questioni, però si può anche ritenere che, contro l’apertura indiscriminata all’immigrazione e contro l’utopia progressista – ripetuta come un mantra – della  società multietnica – , soltanto comunità relativamente coese, non integrate a forza, capaci di autostima, siano più inclini a dialogare con l’altro, senza perciò sentirsi indeboliti.  Non si dà un unico modo di essere moderni, e  sbagliano le nostre élite intellettuali – cosmopolite, nomadi, illimitatamente ironiche,  poliglotte,  spregiudicate, insofferenti verso legami comunitari – a ritenere che solo il loro punto di vista sia ammissibile e vada nel senso della Storia. Personalmente tifo per un mondo multicolore, caratterizzato da varietà di idiomi e comportamenti. Però il multiculturalismo attuale somiglia troppo a un manifesto Benetton, o alle Barbie, tutte diverse ma tutte inesorabilmente omologate. Insomma, senza condanne  di tipo razzista e senza  ritenerci migliori a prescindere, dovremmo dimostrare nei fatti a chi ha votato Brexit  – a sua volta vittima di altre retoriche speculari – che davvero  l’apertura delle frontiere, oltre a favorire la circolazione delle merci e della forza-lavoro, arricchisce la nostra esistenza e il nostro immaginario. Ne saremo capaci?

3 Responses

  1. L’atteggiamento arrogante e da maestrini di certi editorialisti e scrittori nei confronti di chi ha scelto la Brexit e’ la spia del l’assoluta mancanza di scambio e integrazione culturale fra i paesi d’Europa. Troppo tardi si sono spesi gli intellettuali a favore delle ragioni di una permanenza in Europa! La storia non ci ha ancora insegnato nulla.
    Quanto sta accadendo rende profetici alcuni passi del libro di Anonymous “Il giardino delle delizie, ovvero l’inganno democratico” da noi pubblicato l’anno scorso dove a pag. 16-17 “la Civiltà democratica emersa con sangue e lacrime dai conflitti mondiali, che si è misurata per oltre cinquant’anni con gli Imperi del Male che ora si trova a non avere la minima idea di come gestire le problematiche economiche, bioetiche, etniche, religiose del nostro pianeta contesto… E a pag. 40 “…In questo dirigismo democratico l’aggettivo “liberale” riceve la sua ultima è più perversa trasformazione che di libero non lascia neanche il respiro….finta dialettica maggioranza/opposizione che vogliono la stessa cosa e hanno lo stesso obiettivo di eliminare ogni libertà.”
    Come pure invito i lettori a leggere “Il suicidio francese” di Eric Zemmour che abbiamo pubblicato di recente dove possiamo riflettere sulle ragioni che sono alla base dei malumori che stanno attraversando l’Europa e che si sono manifestati con l’uscita della GranBretagna e che datano dai referendum pro e contro Maastricht.
    Ne saremo capaci? Si interroga Filippo La Porta. Sì, solo se la politica si riapproprierà del suo ruolo, ora assunto dall’economia, e, dopo aver abbandonato se stessa, riporterà la democrazia fuori dal “teatro di ombre” di cui parla Zemmour.

  2. paolo morelli scrive:

    e se fosse la democrazia come modello, come “minore dei mali” a mostrare la corda, assediata da una parte dagli effetti collaterali (tali e tanti ormai e talmente innervati che ci si chiede dove siano le cause scatenanti) ed invasivi delle tecnologie che rendono di fatto impossibile ogni effettivo controllo e dall’altro da una sua evoluzione forse ‘naturale’, vale a dire l’abbassamento inevitabile della qualità umana (se devo continuamente far riferimento a tutta la popolazione è inevitabile che le scelte siano sempre più deboli)? quello che uno dovrebbe ripetersi ogni mattina al risveglio è che siamo governati (in ogni campo) dai peggiori, dai sempre più mediocri, e perfino le nefandezze a cui assistiamo giornalmente da parte dei potenti (in ogni campo) non sono frutto di furbizia o di menti criminali ma di estrema debolezza. E poi che nessuno ha più un vero controllo su niente: non solo è sparita la figura del tiranno ma anche quella del servo. Tale e tanta è l’angoscia sottopelle, diuturnamente bene inoculata, che la gente può spostarsi a destra e a manca, basta un cenno. Se le borse hanno guadagnato dopo l’omicidio della Fox non è colpa di nessuno. Nessuno ha più colpa, nessuno ne sa niente di cosa succederà dopo la Brexit. Mi vengono in mente le dichiarazioni del vice-presidente dell’ABI dopo la truffa dei risparmiatori: questo succede perché gli italiani sono ignoranti in economia, se non vogliono essere truffati devono studiare l’economia. Lo diceva un semi-deficiente, ignorante in filosofia, letteratura, fisica, chimica, astronomia, perfino in economia domestica… Ricordate La Boetie e il discorso sulla schiavitù volontaria?

  3. Sulla Bre3xit non m’avete chiesto niente… eppure dico con la GB ci traffico [:-D :-D]
    Sulla Brexit sono d’accordo: intanto il popolo britannico così si è espresso e c’è poco da metterci una pezza, in più la UK non ha mai aderito all’€ (euro) restando aggrappata alla sterlina, e sappiamo che, ahinoi, per adesso l’Europa dei 28 è soprattutto tenuta incollata dalla condivisione della moneta e dell'”identità economica”, piuttosto dominata da un pugno di nazioni, cioè di economie, forti, che dettano l’esistenza di tutti gli altri. Certe volte penso all’Europa economica come a una zattera di lusso, o a un panfilo non ben compreso come tale, su cui armatori capitano e nocchiero sono Germania Francia e forse Italia (mi sa che l’Italia è il mozzo) e tutti gli altri sono come i poveri assaltatori che vediamo arrivare sulle carrette del mare… Non riesco a non pensare che i Brits, soprattutto gli Englanders, magari anche per isolazionismo o meglio per fraintesa insularità, non se la sentono, anzi “sentano”, a naso, che sfilarsi è meglio.

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