Chi ha paura del terrorismo?

GALLAND CI SCRIVE:

Strano Paese l’Italia. A fatica, distrattamente, si accorge di quanto sta accadendo sull’altra sponda del Mediterraneo, al massimo si accende per il problema immigrazione, ma solo in chiave economica o, a esagerare, culturale. Poi, improvvisamente, l’attacco terroristico nel cuore di Parigi provoca preoccupazione o persino isteria, ma non ancora consapevolezza. Per qualche giorno i media riscoprono il pericolo terrorismo. Siamo all’”emergenza”, parola davvero ricorrente in un Paese dove non si riesce mai ad anticipare, a programmare, ma solo a reagire, con sforzi e costi molto superiori a quelli possibili con un buon governo.

Non è un caso che il “pacchetto antiterrorismo” fosse in attesa di approvazione da mesi. Già, il governo ha cose molto più importanti cui pensare. Poco conta che un attacco terroristico in Europa fosse considerato pressoché certo dalla intelligence. Il premier britannico lo ha definito due anni fa ineluttabile ed ha rafforzato le già significative misure di sicurezza avvisando la popolazione perché sia pronta. In Italia naturalmente queste cose non si dicono ai cittadini, non sia mai. Né ci si prepara al peggio, si confida sullo stellone italico. Ma lo “stellone” non basta a fare dell’Italia quel “ posto sicuro” di cui ha parlato il ministro Alfano. Perché gli attacchi terroristici continueranno in tutta  Europa e l’Italia non può sperare di essere immune.

Le nuove misure varate dal Governo sono un pannicello che arriva in ritardo, ma almeno vanno nella giusta direzione. Finalmente diventa reato andare all’estero a combattere con i terroristi (ma non contro i terroristi, per fortuna), peccato non si preveda anche la sanzione accessoria della perdita di cittadinanza. Bene anche le norme che consentono l’espulsione dal Paese di chi è sospettato di terrorismo (ma non mancheranno le anime candide che si stracceranno le vesti per questo rigore contro i “compagni musulmani che sbagliano”). Bene anche le norme contro il proselitismo/propaganda via web e quelle sulle potestà dei servizi segreti. Altre disposizioni sono francamente ridicole o foriere di sicure interpretazioni “estensivo-formali-burocratiche” da parte delle forze di polizia. Come quelle sull’aggravante per l’auto-addestramento via web o quelle in materia di detenzione di precursori di esplosivi. Vedrete, tra qualche mese alle grandi operazioni antiterrorismo basate sul sequestro di qualche bossolo di munizione si aggiungeranno i raid per detenzione o furto… di fertilizzanti.

Positivo invece il tentativo di legare sicurezza interna e sicurezza esterna: il decreto è stato presentato congiuntamente dai ministri dell’Interno e della Difesa e prevede il rinnovo delle missioni internazionali militari (l’Italia impiega 500 uomini contro l’ISIS… però si guarda bene dall’autorizzare l’impiego dei Tornado per BOMBARDARE i cattivi… troppo per noi) nonché il potenziamento dell’operazione “strade sicure” con impiego di 1.800 soldati in aggiunta ai 3.000 oggi schierati. Anche in Francia hanno fatto la stessa cosa, anche se il rinforzo conta quasi 5.000 uomini. La Francia poi ha ritoccato al rialzo gli organici delle Forze Armate ammorbidendo la riduzione della forza già in corso, l’Italia… no.

Soprattutto quella che manca è una visione integrata di largo respiro e stanziamenti adeguati: sicurezza e sorveglianza delle frontiere anche marittime, NON operazioni umanitarie. Potenziamento delle capacità antiterrorismo a partire dai reparti speciali da troppo tempo dirottati alla lotta alla criminalità. Soldi per le forze di polizia, l’addestramento, i mezzi. E via discorrendo. Senza misure organiche e costose la sicurezza rimarrà uno slogan. Intendiamoci, la prevenzione non ci metterebbe al sicuro, ma ridurrebbe le vulnerabilità che sono e resteranno drammatiche.

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