CHI HA PAURA DI VLADIMIR PUTIN  di Galland

Galland ci scrive:

Tutto il mondo si è fermato per protestare e per inviare un forte segnale a Vladimir Putin all’indomani dell’assassinio dell’oppositore Boris Nemtsov. Naturalmente i killer, ceceni, ça va sans dire, sono stati assicurati alla giustizia. Facciamo finta di crederci. Il messaggio però è chiaro: Putin, non farlo più, altrimenti… Altrimenti cosa?

Lo Zar con il solito sangue freddo si è prima mangiato la Crimea, ora anche l’Ucraina orientale. Il che non deve stupire, visto quanto ha fatto in passato in Georgia e in Ossezia. Dopo 10 mesi di combattimenti ed un bilancio di oltre 6.000 vittime l’ONU, gli USA, la NATO, l’Europa hanno fatto poco o niente. Già, perché il danno si è verificato prima. Quando si è incoraggiata la parte filo-occidentale della popolazione e della classe dirigente Ucraina a rompere con Mosca, promettendo l’ingresso nell’Unione Europea, nella NATO e chissà quant’altro. A soffiare sul fuoco in particolare la Polonia, Washington, alla quale non par vero di poter creare fastidi al Cremlino per interposta persona, il Regno Unito etc.

Putin non l’ha presa bene ed ha reagito a modo suo. Che vi aspettate dall’ex capo del KGB e poi dell’FSB divenuto nuovo Zar? E così ha “risolto” il problema in Crimea e ha poi posto le condizioni affinché le regioni orientali e filorusse dell’Ucraina reclamassero l’autodeterminazione e di fatto l’indipendenza. Le minoranze filorusse (che diventano maggioranze in certe aree) non vogliono aver parte nel nuovo corso di Kiev e chiedono l’indipendenza.

E l’occidente un po’ di imbarazzo dovrebbe averlo, pensando a come reagì di fronte alla spinta indipendentista che travolse la ex Jugoslavia e da ultimo il Kosovo. Putin comunque non solleva neanche la questione, preferisce giocare a modo suo, magistralmente, a poker militar-politico, potendo sempre contare sull’arma più letale, quello gas/petrolifera. Un cessate il fuoco, temporaneo, gli può anche andar bene, tanto il ritorno allo status quo ante è fuori discussione. Una soluzione federalista per il momento rappresenta un successo strategico significativo. E per fortuna dall’altra parte dell’oceano non si è più parlato di fornire a Kiev “armi difensive letali” (che peraltro non si possono usare senza un discreto addestramento). Se fosse partito un ponte aereo di rifornimenti militari USA verso Kiev Mosca avrebbe a sua volta alzato il livello di confronto. Una escalation non conviene a nessuno, soprattutto all’Ucraina.

Per quanto la Russia non sia che l’ombra della vecchia superpotenza, in Ucraina gioca in casa, ha confini diretti, ha un proxy locale da sostenere, può tagliare i rifornimenti di gas e petrolio all’Ucraina e non solo (ecco perché la Polonia corre verso l’energia nucleare). Certamente le sanzioni internazionali fanno male alla Russia, ma soprattutto fa male il crollo del prezzo del greggio. E’ questo che mette a terra il rublo e manda in negativo il PIL, le sanzioni hanno effetti ben minori. Senza contare che l’occidente ha bisogno dell’aiuto della Russia per giocare la partita a Teheran ed in Siria.

Quanto sta accadendo dovrebbe consigliare una minore naiveté quando ci si mette a stuzzicare l’avversario sbagliato. Occorre pensare alle conseguenze di ogni mossa ed essere pronti ad andare davvero fino in fondo quando si dà il via alla danza. Il track record dell’amministrazione Obama così come di quella Bush è disastrosa in questo senso. Ora conviene a tutti cercare una soluzione negoziale e negoziata che tenga conto della realtà del campo di battaglia. Ed è con un sollievo che si ripensa ai giorni in cui si decise di accantonare e rimandare a tempi migliori la domanda della Ucraina di entrare nella NATO. Non è nella preistoria, è solo qualche anno fa. Pensate dove saremmo oggi se si fosse detto si, quasi che entrare nella NATO sia come entrare all’ONU.

Di NATO dovremo tornare a parlare presto, perché quanto sta succedendo a Donetsk e dintorni ha mandato nel panico diversi Paesi, comprese le repubbliche baltiche, consce di non potersi difendere, al punto che c’è chi vuole reintrodurre la coscrizione obbligatoria. Che non è una gran tutela quando la popolazione russofona è molto, ma molto consistente e comincia a sentirsi bistrattata. La Russia fa talmente paura che si guarda più a nord che a sud. Male per l’Italia. Certo gli è che la NATO torna ad essere protagonista, tanto più visto che l’Unione Europea sparisce, non ha proprio voce in capitolo. Se c’è da parlare parlano gli stati nazionali che contano, Germania in primis. E il nostro alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza? Semplicemente viene ignorato. Non tocca proprio la palla. Così come il dossier Iran. E tanti altri.

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