“Crisi economica” di Paolo Morelli

Non c’è dubbio che nella Word Cloud delle parole più usate in occidente vi siano ormai da molti anni queste due: crisi economica. Non credo che siano le parola esatte. O meglio io, se mi rubano il portafogli posso sì andare in crisi, ma a seguito di un furto. In questo caso però c’è qualcosa di più, l’instaurazione di un Nuovo Ordine sociale ed economico, dovuto prima di tutto al fatto che si prevede che le risorse considerate primarie comincino a scarseggiare a livello mondiale e i diritti, il welfare, la cultura, il bel tempo e gli spazi di libertà è tutta roba che costa. I ricchi di solito (non tutti, quando si generalizza si è sempre scortesi con la verità) hanno in dotazione una psicologia primitiva, “sentono” il pericolo, la possibilità pure remota di perdere i privilegi che detengono. Si tratta quindi di una vera e propria guerra ricchi vs poveri (lo scrittore Max Frish sostiene che sia cominciata già alla fine degli anni ’80), nemmeno dichiarata, le chiamano crisi come hanno chiamato la guerra missione di pace o peace keeping le stragi. Quando sarà finita resteranno le nuove regole, le nuove povertà, resterà, anche a fronte di qualche anno fa, il deserto (anzi, per essere più precisi, non di povertà si tratta ma di miseria, in quanto la prima può essere dignitosa la seconda non lo è mai). In questi ultimi dieci anni il 13% della popolazione occidentale ha aumentato esponenzialmente i propri possedimenti, la “forchetta” si è allargata a dismisura, completando un “percorso di guerra” già iniziato prima: Valletta guadagnava 25 volte la paga di un operaio Fiat, Marchionne e similari 25000 volte. E ormai non più e non solo di privilegi si tratta, perché al contempo e per varie concause la vita senza grande disponibilità di denaro sta diventando impossibile, invivibile, di una complicazione che strangola qualsiasi dignità e piacere, da qui la tremenda lotta per salire sulla Limousine dei vincenti. E sia chiaro che se qualcuno la vuol vedere più rosea di così è perché in segreto spera di salvarsi, magari nel ruolo di complice o subalterno.

1 Response

  1. Leila Hoffmann scrive:

    Morelli, in poche parole parole ci dà la fotografia tragica e grottesca del nostro tempo. Ciò che siamo stati capaci di fare con grande souplesse sotto l’egida del progresso e della modernità. È assolutamente vero: una vita da povero intelligente in grado di sfruttare gli spazi, vivere negli interstizi di un mondo ancora piacevole, tipo prendersi tempo e viaggiare per strade bianche ( che non esistono più perché tutte asfaltate e guardailerate) mangiare nelle trattoriette ( che non esistono più a vantaggio dei miserandi agri del c…. ) è diventato impossibile.
    Oggi, come dice Morelli, o salti sulla limousine o ti trascini nella miseria. E tutto questo in nome della democrazia del welfare utopico che un certo Anonymous in un libretto intitolato “Il giardino delle delizie, ovvero l’iganno democratico”, sa abbastabnza bene individuare nei suoi cancri epistemologici e nella su basi teoretiche quali la diffusione csriteriata di un verbo psicoanalitico malinteso e aborracciato da una superficilità criminale tragicamente ridicola.

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