Divagazioni di un assessore di Giovanni Di Iacovo

Nauseati dalla mediocre politica-spettacolo dei nostri talk show proviamo a cercare un altro osservatorio, a farci raccontare la politica “dall’interno”, da chi concretamente la svolge nel suo lavoro quotidiano. Conobbi Giovanni Di Iacovo a Pescara quando era un punk, un ragazzo dall’aria ironica, allegramente scapestrata, che a vent’anni aveva già pubblicato un bel racconto in una antologia (poi dopo pubblicherà vari romanzi). Nel corso degli Giovanni ha “inventato” 13 anni fa il festival letterario della sua città, un evento che è cresciuto fino a diventare uno degli appuntamenti culturali più importanti nel nostro paese, con oltre 10.000 presenze. Nel 2014 è stato eletto assessore alla Cultura di Pescara, dopo una attività di consigliere comunale. A Giovanni ho chiesto di farmi un breve resoconto della sua nuova esperienza politica: gli ostacoli che ha dovuto affrontare in un momento difficile per tutti, di spending review e tagli alla cultura, e anche la piccola grande rivoluzione che si può fare in un contesto limitato e così problematico.

“Assessò! Assessò!”Ho appena compiuto il mio primo anno da Assessore alla Cultura di Pescara ma ancora non ho imparato a girarmi quando qualcuno chiama “Assessò!”. D’altronde, nella mia regione, i titoli legati alla cultura sono sempre stati usati in modo bizzarro. Ad esempio, se dalle nostre parti viene detto “Tu sì propje n’artist’”(trad: “Tu sei proprio un’artista”) questo non deve certo essere inteso come un riconoscimento alla carriera bensì come un’esplicita accusa di essere un perdigiorno, uno scansafatiche, uno che non s’impegna concretamente in nulla di serio. Come fare l’Assessore alla Cultura, quindi, in un contesto dove artisè tradizionalmente sinonimo di inutile? La sfida può essere intrigante. Ho trentotto anni, ho pubblicato sei romanzi e diversi saggi, insegno Letteratura Italiana Contemporanea all’Università della mia città, collaboro con RaiDue come sceneggiatore di una fiction e dirigo da tredici anni il Festival delle Letteratura dell’Adriatico, che si svolge a Pescara. Conoscevo già bene, quindi, il tessuto culturale della mia città. Sotto questa patina uno po’ grezza, c’è una straordinariamente ricca vivacità culturale che ha bisogno di trovare nelle istituzioni una grammatica che la riconosca come reale e che la faccia esprimere. Anche perché, nei giovani che hanno voglia di fare, di dire la loro, di costruire, l’impegno politico di un tempo, quello della militanza, ha ceduto il posto a un altro tipo di impegno che non è affatto da sottovalutare: l’impegno culturale e associativo. Amministro una città di 125000 abitanti con ben 260 associazioni culturali, 42 band che suonano (dal metal alla musica classica, dal folk tradizionale all’elettronica) 12 gruppi di teatro e di danza, 104 artisti o fotografi locali che abbiano esposto nell’ultimo anno in almeno una collettiva e 21 che hanno avuto la loro personale. Pur non entrando nell’ovvio merito delle distinzioni di qualità, mi pare davvero un’alta densità creativa. Per quanto riguarda il settore del libro cui sono tanto affezionato, nella mia città hanno sede cinque case editrici, che nel 2014 hanno pubblicato 13 libri, abbiamo 9 librerie (anche se restano aperte con enormi difficoltà) e a ogni edizione del Festival delle Letterature partecipano una media di 11000 persone. Come fare fronte all’esigenza di questo straordinario mondo quando, avendo la mia città dichiarato da un mese il Dissesto economico, questo nuovo Assessore alla Cultura dispone di un budget di soli 20000 euro annui? Devo tagliarmi le vene con le migliori pagine dei miei romanzi per tutte le aspettative che andrò a deludere? No, ci si fa camminare la testa, si studiano le strategie di altri territori, si ragiona con tutte le realtà culturali locali e si costruiscono percorsi nuovi. Ma non perché io sia L’Uomo che Venne dal Futuro, ma semplicemente perché i percorsi vecchi sono chiusi, terminati, kaputt’era dei contributini a pioggia, del service col prezzo maggiorato, dei cachet gonfiati, del Comune che acquista mille copie del libretto di poesie dialettali della moglie del Senator Papocchio, è tramontata. Ma non certo, di nuovo, perché io sia membro della community Tuttiingalera.com, ma perché i soldi davvero non ci stanno. O meglio, sono davvero pochissimi. Quindi: vanno spesi benissimo. E per spenderli bene, c’è bisogno della collaborazione di tutti. E di idee. Aprire spazi comunali sfitti e abbandonati e concederli alle Associazioni che hanno un robusto curriculum di attività sta abbattendo le loro spese per gli affitti. Non sono quattrini cashma danno finalmente loro l’ossigeno e accendono la cultura in zone della città dimenticate da Dio e dalla politica ma non dai pusher. Imporre che cessino liti e veleni tra i vari operatori culturali, mettendoli tutti intorno a un tavolo (certo, un tavolo piuttosto grande…) costruendo insieme a loro una programmazione di sei mesi in sei mesi che sia condivisa e anche razionale, al fine di non sovrapporre le iniziative e garantendo una chiara ecapillare comunicazione per tutti gli eventi. Niente di rivoluzionario, ma piccole novità per la nostra provincia che sono diventati punti di partenza per sopperire alla ormai cronicizzata mancanza di fondi senza che questa diventi un alibi per lasciare a sé stesso chi produce cultura e chi ne ha fame e sete. Molte volte, affinché i positivi germogli di cultura della tua città non appassiscano, basta ruotare la manopola del microclima artificiale da Inverno dell’indifferenza a Primavera dello stare con loro, Vedere, partecipare, essere nel lavoro culturale della tua città è importante anche per far sì che il termine artista cessi di essere uno sfottere, e torni a essere un titolo da meritare con impegno, studio e risultati, affinché venga speso con ponderatezza e ricevuto con orgoglio.

I vostri commenti possono essere siglati da uno pseudonimo, garantiamo l’anonimato a chi ce lo richiede.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *