Vittorio Giacopini : un autore da leggere

La letteratura e le idee
(sui romanzi di Vittorio Giacopini: Nello specchio di Cagliostro e La mappa)

I romanzi migliori del nostro tempo sono quelli in cui dietro la trama  e i personaggi si individua una robusta intelaiatura di idee, riversata nello stile. Nel momento in cui tutti vogliono raccontarci una storia,  alla letteratura chiediamo  di aiutarci soprattutto a interpretare il mondo, a dare una forma alla complessità dell’esperienza contemporanea. E proprio la  storia delle idee è ciò che appassiona Vittorio Giacopini, e in particolar quel Settecento che è all’origine dei nostri principali interrogativi e dilemmi morali. . Prima con Nello specchio di Cagliostro. Un sogno a Roma (Il Saggiatore,2013), dove il secolo dei lumi appare attraversato da un irrazionalismo incline a mode esoteriche. Cagliostro e il suo antagonista, il cardinale Zelada, sono accomunati dal sogno perverso  di governare la realtà (sia pure con mezzi diversi). Ma la realtà è indocile e scombina ogni piano.  Nello  specchio di Cagliostro si trova a metà strada tra il romanzo ludico-erudito alla Eco e la travolgente saga popolare di Evangelisti, anche se – fortunatamente – pencola di più verso il secondo (Zelada somiglia all’ inquisitore Eymerich), e non ha la spocchia professorale del primo (Il nome della rosa ebbe successo perché faceva sentire tutti più colti e soddisfava il “bisogno di università”).
Poi con La Mappa (Il Saggiatore 2015), un romanzo di idee e di avventura intrecciato con l’illuminismo, dove Serge Victor, figlio dei lumi, è impegnato a riprodurre nel disegno geografico le fogge difformi della realtà, a “organizzare qualsiasi cosa”. Certo, intende dominare il mondo dolcemente e senza violenza, dall’alto e  a “distanza selenita”, ma come tutti i cartografi anche lui va appresso agli eserciti e qui lo troviamo al fianco di Napoleone nella campagna d’Italia. A Victor, che si innamora a Milano di una stregante zingara, non gliene va bene una. Lungi dal controllare la realtà la subisce rovinosamente. Lo ritroviamo senza una gamba, con le stampelle, abbandonato da tutti, intento a decorare con i luoghi geografici zuppiere e servizi da tè, a imbalsamare la storia su superfici di smalto. . La ragione (cartografica) dovrà rinunciare alle sue pretese, e la politica dovrà abbandonare il sogno napoleonico di riplasmare la realtà, che è mutevole ma  non modificabile.

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