Book Parade di Andrea Cortellessa

PICCOLA PREMESSA INDISCRETA:

Il grande critico Andrea Cortellessa premette alla sua WIKIPARADE queste brevi righe in cui cita bellissimi importanti libri pubblicati da “L’orma” la casa editrice da lui diretta, che  proprio per questo non si sente di metter in classifica.

Noi, sperando di non fargli cosa sgradevole, le pubblichiamo come extra confidenziale:

“Sono favorevolissimo a questo tipo di iniziative. Naturalmente non posso mettere i libri che ho pubblicato io, altrimenti non potrei non dire che il miglior libro di narrativa è Romanzi di Luigi Di Ruscio (Feltrinelli), e che fra i migliori tre ci sarebbe Condominio Oltremare di Giorgio Falco e Sabrina Ragucci (L’orma); e che il miglior libro di poesia è L’opera poetica di Emilio Villa (L’orma), e che fra i migliori tre ci sarebbe Faldone zero-trentanove di Vincenzo Ostuni (Aragno).”

 

WIKIPARADE DI ANDREA CORTELLESSA

poesia

 

Umberto Fiori, Poesie 1986-2014, Mondadori

La ricomposizione (con inediti) di un percorso esemplare, fra i molti di valore della generazione che ha esordito negli anni Ottanta, proprio perché s’è voluto con tutte le sue forze “comune”: lavorando, sempre con grande intelligenza, sulla lingua d’uso; e facendosi un punto d’onore di perseguire la massima semplicità. In questo modo riuscendo a dire, spesso, le cose più difficili. Sulle orme di Wittgenstein.

 

Valerio Magrelli, La lingua restaurata e una polemica. Otto sonetti a Londra, Piero Manni

All’altro estremo, il libro più spregiudicatamente sperimentale di un acrobata del linguaggio: un già-classico (e, forse, tale sin dal suo esordio) che è riuscito – con la pratica della prosa, della traduzione, sino (in questa occasione) al deskilling estremo rappresentato dallo scrivere in una lingua che non padroneggia come l’inglese – a de-classicizzarsi: a sporcare di mondo, e del nostro tempo, uno strumento espressivo nato invece, a suo tempo, all’insegna della purezza e dell’intangibilità.

 

Michele Zaffarano, Paragrafi sull’armonia, Ikonalìber

Exploit sorprendente di un “operatore del linguaggio” che si è sempre tenuto orgogliosamente appartato. Traduttore instancabile della più intellettuale produzione contemporanea, ha inserito da ultimo nella sua produzione in proprio – da sempre caratterizzata da un rigore non meno che oltranzistico – una vena di sorprendente ironia. La riscrittura straniata, continuamente interrotta e contraddetta, nientemeno che del Capitale di Marx è una performance che ci fa sorridere, poi ci fa riflettere, poi ci immalinconisce senza rimedio.

 

 

narrativa

 

Andrea Bajani, La vita non è in ordine alfabetico, Einaudi

Quello che si è segnalato, fra gli scrittori italiani della sua generazione, come il più solido autore di romanzi ha in realtà una profonda vena lirica: che sin dal capolavoro, Se consideri le colpe, ha dato spessore e profondità alla sua lingua narrativa. In questo piccolo gioiello, composto à la manière dei Sillabari di Goffredo Parise, riesce a congiungere a meraviglia minuziosa grazia del dettaglio e decisa risoluzione morale.

 

Giorgio Falco, La gemella H, Einaudi

Il primo, vero romanzo del più intenso, del più implacabile, del più lancinante narratore contemporaneo è un’opera di monumentale coraggio. È una scommessa non meno che stoica, infatti, quella di comporre in forma narrativa una riflessione spietata sulla continuità spettrale – la gemellarità, appunto – fra vita in tempo di guerra e “vita in tempo di pace” (per evocare un libro per molti versi fratello di questo, quello di Francesco Pecoraro uscito pochi mesi prima e che con La gemella H si è spartito, quest’anno, i più prestigiosi riconoscimenti letterari), fra totalitarismo e “democrazia”, fra l’incubo del passato e la quiete di ogni giorno: di ogni giorno in cui si snoda l’esistenza che viviamo.

 

Francesco Maino, Cartongesso, Einaudi

Il più vulnerante esordio dell’annata è senza dubbio quello di questo avvocato veneto segnalato tempo fa dal Premio Calvino. Una colata lavica di imprecazioni e strologamenti, di invettive e vociferazioni, di ulcerazioni ed espettorazioni. La conferma di una tradizione precisa, quella della “cattiveria” degli scrittori del Nord Est, che, più che una vulgata, va presa ormai come una consolidata realtà.

 

 

saggistica

 

Nell’occhio di chi guarda, a cura di Clotilde Bertoni, Massimo Fusillo e Gianluigi Simonetti, Donzelli

Quanto mai intelligente l’idea di restituire le maggiori teorie contemporanee di un’illustre tradizione letteraria come quella dell’ekphrasis, la descrizione verbale delle immagini, anziché con una serie più o meno ingombrante di saggi più o meno accademici, con una serie di esempi pratici: affidati alla penna (e alle immagini) di una buona parte dei migliori scrittori e registi del nostro tempo.

 

Giorgio Agamben, L’uso dei corpi, Neri Pozza

Il volume sigilla in una potente ricapitolazione, rilanciandolo ulteriormente in avanti, il più importante percorso che abbia caratterizzato il pensiero italiano degli ultimi vent’anni: quello iniziato nel 1995, da Giorgio Agamben, con Homo sacer. La riflessione sull’orizzonte biopolitico, con la quale il ciclo era iniziato, si congiunge così all’archeologia di concetti oggi inaggirabili come uso, forma di vita, comunità: una proposta di straordinaria portata politica.

 

Flavia Mastrella-Antonio Rezza, Clamori nel vento. L’arte, la vita, i miracoli, il Saggiatore

Si finisce per collocare nella saggistica, di solito, ciò che è incollocabile dal punto di vista dei generi tradizionali. Ma dire “incollocabile”, in quest’occasione, è dire davvero poco: rinchiudere nelle pagine di un libro, ancorché riccamente illustrato, il corpo indemoniato di Antonio Rezza e la magia metafisica degli scenari mobili di Flavia Mastrella – ossia la più scatenata macchina da guerra che calchi oggi le nostre scene – è come pensare di comprimere un temporale in un bicchiere da rosolio. Provocazioni “teoriche”, brandelli di spettacoli, racconti, poesie, interviste “senza rete”: la parola non smette mai di ballare – e la testa di chi legge, pure.

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