Intervista a Ilaria Palomba

Ilaria Palomba viene ritratta sul Web come “una bionda dark lady dall’anima punk-rock”, e il suo notevole esordio letterario – Fatti male, uscito nel 2012– è definito “romanzo di perdizione”. Ce ne è abbastanza per farne un personaggio spettacolare e intrigante, tutto virato sulla Retorica della Trasgressione. In realtà Ilaria, nata a Bari nel 1987, è una scrittrice di talento, ha uno stile personalissimo, che fonde registro diaristico, meditazione filosofica e racconto dal ritmo incalzante, cinematografico. A lei abbiamo fatto alcune domande.

 

In apertura del tuo sito leggo una frase di Emily Dickinson: “Ogni istante di estasi lo si paga in angoscia…”. Aspiri all’estasi, all’esperienza vertiginosa? Legittimo, eppure tutta la cultura attuale, imbevuta di cattivo romanticismo,  ci abitua a volere (e consumare) sensazioni sempre più estreme, a disprezzare la normalità e medietà

Forse la normalità e la medietà oggi ha mutato verso. Vedo ovunque, nelle piazze, nelle strade, nei locali delle città, folti branchi di esseri umani che vestono allo stesso modo, ascoltano la stessa musica, condividono la stessa vertigine estatica metropolitana, non per questo sono santi o dannati, appartengono a quella medietà di individui neutri che trascorrono la maggior parte del tempo sui social network e il weekend in una pista da ballo qualsiasi. Houellebecq li definisce i kids, gli eterni bambini, i non cresciuti. Abitiamo un sociale effervescente e osceno, a tratti macabro. Michel Maffesoli definisce il nostro presente neo-tribale le baroque.
L’estasi, la ricerca della vertigine non è più la ricerca solitaria ed eremitica del folle o santo che dir si voglia, è divenuta appannaggio delle masse. Il fenomeno di portata oceanica che credo stiamo vivendo, in occidente in particolare, è quello dell’emersione di una nuova specie di esseri umani, meno umani, simili ai personaggi degli incubi distopici otto-novecenteschi. Nei romanzi di Michele Serra (Gli Sdraiati) e Massimiliano Santarossa (Metropoli), questo nuovo tipo umano viene esplorato nelle sue caratteristiche più inquietanti. Le tendenze filosofiche postumanistiche ne scorgono gli aspetti positivi, quelle umanistiche ne mettono in luce le derive. Credo che la letteratura non debba condannare né giustificare ma far emergere il sentire muto del nostro tempo, ponendosi però l’obiettivo di far sorgere dubbi, sviluppare un pensiero critico.
Per quanto riguarda me, personalmente, vivo la mia “vertigine” in una forma deleuzeiana di costante schizoanalisi, stando sempre a un passo dalla follia, (dal corpo senza organi). Forse la scrittura è il collante (l’unico) che tiene insieme i miliardi di frammenti del mio sé.

I tuoi romanzi – Fatti male e Homo homini virus – sono definiti unanimemente trasgressivi, tosti, perversi, etc. Ritieni che la letteratura debba essere disturbante?

Mi piacerebbe non essere definita oscena, trasgressiva, nichilista, ma soltanto scomoda. Cosa può essere trasgressivo oggi? Forse solo avere dei valori, degli ideali, battersi per qualcosa di sacro e dunque non mercificabile, ecco la vera trasgressione in un mondo invaso dalla mercificazione dei corpi. Credo sia necessario dire la verità, la verità su ciò che espressamente si mostra ai propri occhi, senza manipolarlo ma lasciandolo essere. Io vedo una realtà perversa, di competizione spietata, guerra tra poveri, prostituzione inconsapevole, neofeudalesimo, pulsione di morte. Dunque racconto ciò che vedo e sento.

In Homo homini virus metti in scena la body art, hai scritto un saggio sulla performance art. Credi che i linguaggi dell’arte contemporanea vadano oltre la parola letteraria e siano radicati di più nel nostro tempo? Iscriveresti alla body art il gesto ultimo e autodistruttivo  di Pasolini?

Come tutto ciò che nasce dal basso e si presenta in quanto potenza sociale neo-tribale, la body art è un campo molto pericoloso, gli artisti estremi devono prestare molta attenzione e non cedere alla trappola della mercificazione. “Il capitale ingloba qualsiasi cosa”, non era un motto degli anni ’70?
Se ti riferisci al Pasolini di Teorema e Orgia, ma soprattutto di Orgia, per cui il suicido viene presentato come ultimo tentativo di diventare testimonianza della verità contro la passiva mollezza della vita borghese, in effetti il senso dell’azione della mia protagonista, body artist, Iris, segue la medesima direzione.

Siamo afflitti dai discorsi sui giovani che non leggono, che se ne fregano della tradizione, che ignorano il passato, etc. Pensi ci sia davvero una cesura, una interruzione della tradizione culturale? Come fai a scrivere sapendo che i tuoi coetanei non entrano in libreria, non leggono i giornali, compulsano i loro smartphone e  non comprano libri?

Il problema non è che non leggano ma cosa leggano. Leggono ciò che passa il test mediatico e viene pubblicizzato ovunque, ciò che è nei piani del potere, ciò che consola e non crea dubbi, ciò che consente loro di continuare a vivere nell’illusione mentre tutto intorno crolla. Oppure le ricette di cucina. C’è una cesura generazionale, l’idea che non esista il futuro ci porta a vivere nelle effervescenze mistiche e mistificatorie di questo eterno presente tanto estatico quanto carico di thanatos. Io non ero poi così diversa da loro, ero una scapestrata che passava il suo tempo tra casolari abbandonati e decibel, cercando salvezza nei corpi degli altri. Non stavo bene, affrontavo ogni giorno sapendo che se fossi morta quella notte non mi sarebbe importato poi molto. L’incontro con la filosofia e con la letteratura mi ha permesso di scorgere uno spiraglio di luce. Siamo una generazione orfana, che cerca padri ovunque, soprattutto nelle pozzanghere. Come dicevo prima, per me la scrittura è una necessità, devo continuare a farlo per non cedere alla disgregazione. Ma ancora più necessario è leggere, studiare. Uno degli atti più autenticamente ribelli da compiere oggi è trascorrere i sabato notte in casa a leggere Pierpaolo Pasolini, Virginia Woolf, Cesare Pavese o Honoré de Balzac

A volte rappresenti scene esplicite, e appunto estreme, di sesso, quasi  potresti esibire le tue – perdona la battuta – 50 sfumature di dark. Ma oggi il sesso è diventato  banale, omologato, mercificato(quasi un obbligo sociale per il consumatore). Solo i sentimenti sono “osceni” (Barthes). O no?

In Fatti male il sesso era in realtà una forma di guerra, uno strumento di dominazione del maschile sul femminile. Credo che il sadomasochismo sia l’emblema della nostra epoca, perfetta incarnazione dell’ultra-capitalismo totalitario, che non tollera legami affettivi ma propugna relazioni di neo-schiavitù.
In Homo homini virus il sesso è un rifugio, una droga, un’azione qualsiasi per sfuggire alle morse della realtà. Perché la realtà virale di lotta di tutti contro tutti è inaccettabile, insopportabile, velenosa, nauseabonda. Per non soffocare, per non morire, per convincersi di valere qualcosa, per convincersi di essere amata, Iris si dona a chiunque, come una santa al contrario. Angelo, Iris e Kurt sono il contrario del sogno americano. Sono perdenti, dannati, non perché trasgressivi ma perché fuori dai giochi del potere, masticati dallo stesso e invasi fin dentro al corpo. L’amore è un’altra cosa. L’amore è il vero tabù del nostro tempo. In un contesto in cui conta solo il ruolo, il nome, la fama, la posizione socio-economica dell’individuo atomizzato e alienato, l’amore è interdetto e considerato malattia. Quella bellissima frase di Barthes che tu citi calza a pennello: «L’esperienza dell’amore romantico è sempre trasgressiva, è la prova della singolarità e dell’irriducibilità dell’individuo alla legge sociale». L’amore disinteressato è sovversivo. Forse Angelo e Iris alla fine in qualche modo ci arrivano, ma non reggono la pericolosità di quel sentimento.

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