In guerra con Hollande di Akim

Jean Daniel, non l’ultimo venuto in tema di analisi politica, ricorda a mr. Hollande che la sua dichiarazione di guerra a Daesh o Isis è la rezione più irrazionale e negativa che si poteva mettere in campo anche da parte di un personaggio di scarso spessore politico e umano come il piccolo burocrate socialista attualmente presidente della Douce France.

In primo luogo perché una tale reazione retorica e impotente non può che generare altri attentati nell’Esagono e soprattutto aggravare la situazione di crisi economica francese il cui Pil è costituito per buona parte da un turismo di provincialoni affamati di una Ville Lumiere ormai spenta e deserta.

In secondo luogo perché la posizione politica di Hollande, che vende armi all’Arabia Saudita e al Qatar e poi pretendere di coinvolgere la Nato nel conflitto in risposta all’aggressione fondamentalista appoggiandosi alla Russia che ha le sue ragioni geopolitiche per difendere le sue basi siriane, risulta quanto meno assolutamente ambigua.

È la stessa musica che ci ha suonato il suo avversario del UMP, mr Sarkozy, quando è andato a bombardare la Libia pretendendo la nostra silenziosa complicità  e il nostro appoggio demenziale per farci fregare un po’ di petrolio a buon prezzo.

Lì poi non si capiva se Sarkò (Kapò) era la longa manus degli USA, che in questo momento si guardano bene dal mettere gli scarponi dovunque salvo dove già li hanno, e piuttosto infangati, o se agiva in nome del nuovo espansionismo gallico che Fabius porta avanti da un bel po’ nell’africa nera con un esercito di migliaia di “specialisti” che difendono il neocolonialismo francese.

Comunque sia, ciò che ne risulta è la conferma di un’assenza totale di politica estera dell’Europa i cui stati più importanti, Germania e Francia, perseguono le loro strategie assolutamente particolari: la Germania infeudando gli staterelli più deboli e inglobandone altri per vendere i suoi prodotti ovunque, comprare a poco e far frontiera contro la Russia. La Francia, cercando di rialzare la testolina un po’ scossa dalla crisi economica e da quarantanni di politica demenziale che ha distrutto la sua industri, i suoi ceti operai e contadini, introdotto una massa di lavoratori a basso costo ( islamici) che adesso dimostrano il loro disagio.

La solita amara considerazione per quanto riguarda il paese Italia, è che schiacciati fra regole di di Bruxelles e sterzate particolaristiche nazionali, non le resta davvero il più minimo spazio per un rispetto di sé e dei suoi cittadini. La crisi delle quattro banche di questi giorni e i dibattiti su di chi siano le colpe e su chi paga dimostrano che la nave è senza pilota in un mare assolutamente in tempesta su cui l’olio di Draghi fra poco non avrà più effetti.

 

 

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