Istruzioni per riconoscere il recensore leccaculo

Chi è un leccaculo e come riconoscerlo, almeno nel mondo delle recensioni letterarie? Si legge nel Manuale del leccaculo di Richard Stengel, ex direttore di “Time” (Fazi) che tale pratica oggi non va più considerata un peccato perché è non solo una tecnica di sopravvivenza, attestata perfino da Darwin, ma “strumento di partecipazione a un gioco”, erede dell’antica adulazione (per Hegel inevitabile entro la vita associata). Castiglione nel Cortegiano (1528), che ha influenzato per due secoli  il comportamento diplomatico in Europa, raccomandava di nascondere l’adulazione, proprio perché va evitato tutto ciò che suona come  ostentazione. La sua virtù suprema è la cosiddetta “sprezzatura”, che evoca grazia naturale, stile, disinvoltura, nonchalance perfino nel leccare il culo. Il cortigiano, o gentiluomo, deve compiacere il principe però  senza umiliarsi. Ma in ciò dissento da Castiglione: l’adulazione oggi non va nascosta. Se  di gioco si tratta –  un gioco indispensabile alla vita pubblica – ci sembra legittimo chiedere ai suoi innumerevoli adepti nelle file dei recensori letterari: “Va bene, giocatelo, divertitevi, però almeno ci avvertite ogni volta che lo state giocando? Ce lo dite per favore quando recensite favorevolmente il libro di qualcuno solo per adularlo o lusingarlo? Così magari possiamo partecipare anche noi al gioco. Non parliamo di etica,  ma esiste pur sempre una deontologia del critico militante, un aspetto cioè ineliminabile di “servizio” legato al suo mestiere. In attesa di questo insperato outing da parte dei nostri critici militanti potremmo suggerire almeno un primo criterio per individuare il recensore leccaculo: non stroncherà mai il libro di  qualcuno che si trova a disporre di un considerevole potere (giornalistico, accademico, politico). Ad esempio: i libri di Scalfari, di Veltroni (l’autorevole filosofo Bodei disse della Scoperta dell’alba che si trattava di un grande romanzo contemporaneo), Augias, Cacciari (lo scorso anno insignito di un  premio di Filologia classica!), e poi di ministri, direttori di reti TV e radiofoniche, di testate giornalistiche, di importanti festival letterari e collane editoriali, di prof ordinari che ci si ritrova ai concorsi… Nessuno oggi potrebbe verosimilmente stroncare – salvo casi di eroismo culturale – un libro di Marino Sinibaldi, ma nemmeno di Severgnini, Pigi Battista, Daria Bignardi, e perfino di Luca Sofri, diventato, chissà perché, un intoccabile . Insomma siete tutti invitati a fare una antologia ideale del critico leccaculo in Italia. Ovviamente: nothing personal. Tanto è un gioco, no?

Alfonso Fraschetti

1 Response

  1. Elena scrive:

    L’elenco di intoccabili sarebbe verosimilmente più lungo se ci s’infilassero anche alcuni intoccabili marchi editoriali, giacché troppi critici sono oggi a loro volta scrittori, ma il vero guaio è che tolti alcuni addetti ai lavori ancora curiosi nei confronti dei talenti non scoperti, i più si sollazzano tra il già conosciuto e l’ormai noto, lasciando che lo sconosciuto tale resti.

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