LA “METEORA” LIBIA

GALLAND CI SCRIVE:

Dopo essere stata dimenticata per oltre tre anni, la Libia torna al centro dell’attenzione internazionale e, come una meteora, attraversa anche il cielo italiano.

Tanto per non smentirci, rimediamo subito una brutta figura con due ministri che si scoprono interventisti e il presidente del consiglio che di fatto li smentisce a stretto giro di posta, anzi, di twitter. Magari era il caso di allinearsi prima di aprire bocca.

Ci fosse stato Napolitano, nessun ministro si sarebbe azzardato a simili sparate prima di un’attenta meditazione e discussione. Ma con Mattarella, per ora, c’è il “rompete le righe”. In ogni caso la discussione (teorica) sul possibile impegno italiano a guidare una coalizione militare da schierare in Libia per imporre la pace è comunque superata dagli eventi… e dall’attivismo politico francese.

Parigi sta manovrando magistralmente per posizionarsi nel modo più favorevole in vista di una futura normalizzazione della situazione. Solo ai commentatori italiani è sfuggita la connessione tra l’annuncio di Hollande, relativo alla vendita all’Egitto di Al Sisi di armi per 5,3 miliardi di euro con consegna “urgente”, e la successiva convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dove Francia e Egitto hanno giocato di conserva.

Per ora siamo al nulla di fatto, al massimo sarà eliminato l’embargo che impedisce di rifornire di armi uno dei due governi libici (quello di Tobruk, teoricamente laico e al quale per ora fa capo il discusso generale Haftar), mentre da un lato continuano i bombardamenti aerei egiziani (e degli Emirati) e dall’altro i gruppi che hanno deciso di issare le bandiere nere del Califfato continueranno a rapire e massacrare contadini e cittadini egiziani. E a conquistare posizioni in tutta la Libia.

L’ONU e la comunità internazionale non hanno alcun desiderio di farsi invischiare in una nuova operazione di stabilizzazione, altrimenti si sarebbero mossi tre anni fa quando stabilizzare la Libia sarebbe stato relativamente facile ed indolore.

Oggi preferiscono baloccarsi con un nuovo tentativo di conferenza di conciliazione nazionale. Non ho doti divinatorie ma vi posso già dire che sarà un fallimento. Ormai siamo arrivati a un tale deterioramento della situazione da rendere impossibile anche solo individuare interlocutori rappresentativi da far sedere al tavolo delle trattative. Intanto la situazione sul terreno continuerà a peggiorare e i massacri seguiranno ai massacri. La criminalità potrà avviare verso l’Italia decine e decine di barconi della disperazione, perché nessuno potrà impedirlo… anzi.

Tra qualche tempo, forse anche solo qualche mese, saremo di nuovo a discutere se intervenire o no militarmente in Libia. In un contesto ancora peggiorato. Converrebbe invece convincere l’Egitto a mettere in campo truppe terrestri in quantità, agli aerei ci può pensare l’occidente. L’ONU dovrebbe dare il suo bel mandato e poi stare a guardare. Una coalizione dei volenterosi potrebbe anche essere costituita. Sarebbe anche bene cercare un “partner locale”, ma non è che il governo di Tobruk sia poi tanto meglio di quello islamico pseudo moderato di Tripoli. E poi si dovrebbe avviare una missione che si protrarrebbe per anni.

In attesa che maturino le condizioni politiche per un intervento, se avessimo un po’ di buon senso schiereremmo almeno un dispositivo minimo in grado di mettere al sicuro pozzi e installazioni petrolifere. A partire da quelle ENI.

Non è che serva poi chissà quale armata se ci si limita a giocare in difesa su un’area limitata. Ma volete scommettere? Non se ne farà nulla. Già, gli unici soldati che schiereremo saranno i 500 dislocati a Roma per proteggere la capitale non dai terroristi ma dai tifosi delle squadre di calcio. Surrealismo alla Bunuel.

SALUTI DA

GALLAND

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