L’arte ( e il piacere) di “dimenticchiare” di Filippo La Porta

Voglio proporvi un gioco, che nasce da Luigi Malerba, sublime giocoliere  e inventore di parole (scomparso nel 2008). Lo scrittore, che aderì alla neoavanguardia, aveva scritto alla fine deli anni ’70 un dizionarietto immaginario di “neologissimi” (pubblicati su riviste). Ne riprendo uno, che riguarda la voce “Dimenticchiare”. Leggiamo la definizione malerbiana è “È dimenticare con allegria, con leggerezza. Si può dimenticchiarel’ombrello, il motivo di una canzone, il titolo diun film, l’onomastico della fidanzata, il guinzaglio delgatto. Il chirurgo non può dimenticchiare il bisturi nellapancia del paziente, sarebbe ancora peggio che dimenticarlo.I personaggi dei libri di Arbasino possono dimenticchiaretutto, il destino di quelli di Cassola invece è di esseredimenticchiati. Dimenticchiare fa parte della famiglia deidormicchiare, canticchiare, leggiucchiare, sonnecchiare,eccetera.”

Ecco, mi viene subito in mente un elenco di cose da dimenticchiare (uso questa espressione perché mi piace conservare la “leggerezza” evocata da Malerba). Ma, contestualmente, lancio un appello ad aggiungere all’elenco qualcos’altro che vi piacerebbe dimenticchiare, per qualsiasi ragione.

Dunque, nell’ordine, io vorrei dimenticchiare:

le trame della  maggior parte dei romanzi italiani che leggo (per dovere professionale)

i nomi dei leader politici, specie dei più ingombranti e onnipresenti (la mia utopia è l’anonimato dei politici)

le mille notiziole inutili che ogni giorno apprendo quando  navigo in Rete

i ristoranti dove si mangia male

le telefonate sgradevoli

i giudizi negativi su di me che mi riferisce – “per il mio bene” – qualche conoscente

la persone oggettivamente inquinanti

 

4 Responses

  1. Armanda Capeder scrive:

    Solo una persona estremamente intelligente, libera, geniale, ironica quel tanto che basta per non cadere nella più profonda depressine dinanzi agli sfasci della politica e della morale pubblica, può arrivare a riesumare, per riproporlo in chiave moderna e liberatoria, un “divertimento” del nostro grande Malerba, fatalmente destinato a essere dimenticato (il “divertimento” non il letterato), che potrà così risvegliare di nuovo la nostra attenzione, distratta dagli scrittoricchi fanatici dei premi, che si sentono offesi se sono collocati -soltanto- al secondo posto.
    Giocherò anch’io, che mi sono sempre imposta di -dimenticchiare- le innumerevoli offese ricevute, senza serbare rancore, perché diversamente l’azione apparentemente generosa diventerebbe un peso in grado di rendere insopportabilmente infelici.

  2. filippo la porta scrive:

    La ringrazio davvero, cara Armanda, per aver dimenticchiato un po’ insieme a me…

  3. Armanda Capeder scrive:

    Per scendere nel personale, posso dire che ho dimenticchiato il numero degli anni che avanzano e che potrebbero rallentare il pensiero, mentre ho scoperto che non è vero niente, e che la mente è in grado di rigenerarsi, essendo con il procedere del tempo più libera da tanti obblighi sociali spesso inutili, e quindi ha modo d’impegnarsi solo su ciò che vale davvero.
    Da quando ho conosciuto l’Editore e Lei sono anche riuscita a dimenticchiare la malinconia, che è un’inutile muffa del pensiero. Così ho ripreso a progettare di incontrare, non importa quando, persone che con l’originalità delle loro parole trasmettono emozioni, idee, perfino ironia, così necessaria per dimenticchiare il marasma che ci circonda.
    Spero che altri si uniscano presto a noi, perché la Sua proposta dovrebbe ricevere un’adesione corale che li sommergerà, mettendo in luce le ragioni della nostra pazienza infinita che inizia però a scricchiolare, perché NOI siamo bravi a dimenticchiare, ma non per sempre.

  4. Vorrei dimenticchiare:
    i doveri imposti dalla scuola perché per me fare scuola vuol dire conversare;
    qualunque farragine burocratica;
    tutto ciò che è inutilmente complicato;
    chi non bada all’essenziale e si perde e ci disperde tutti nel superfluo;
    la pubblicità che infesta le nostre vite e le nostre società;
    chissà quante altre cose e persone, ma ora non mi vengono in mente: li ho dimenticchiati.
    DaniMat (danielamatronola@gmail.com)

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