Libri sotto l’ombrellone di Daniela Matronola

Esistono davvero i libri da ombrellone?

Personalmente ho portato al mare L’Uomo Senza Qualità di Musil come Infinite Jest (rilettura) o The Pale King di David Foster Wallace oppure intere serie di Sassi e GranSassi, le collanine di Nottetempo. Quest’anno perciò per l’estate (che poi si riduce a due settimane centrali in agosto, per i più), in barba alla letteratura leggera o da intrattenimento consigliata spesso per contropregiudizio, vi indico tre libri tre per cui mi ringrazierete:

 

  1. FORSE, di Rosetta Loy – ho sempre regalato a Natale i libri di questa scrittrice, cognata di Nanni Loy e grande amica di Cesare Garboli e Carlo Cecchi. Una gran signora come si evince da questo mémoir in cui al primo paragrafo compare il professor Girolamo Matronola (mio prozio – grande chirurgo, di cui parlo anche io in un romanzo che spero esca presto), dettaglio che mi ha subito fatta affezionare a questo romanzo di sé di una autrice classica benché questo libro in particolare sia tutto radicato nella ribellione al padre e nell’amore struggente di una figlia che patisce la disubbidienza ma non intende rinunciarvi. (Einaudi 2016, pgg 170–€ 18,50)

 

  1. LA PARMIGIANA, di Bruna Piatti – in realtà si tratta di una ristampa molto voluta da Angela Scarparo che firma anche la prefazione al romanzo e recupera dall’oblio la scrittrice e quest’opera: il racconto in tempi non sospetti della libertà di una giovanissima donna consistente nella coraggiosa esplorazione di Parma e della provincia attraverso l’incontro con uomini cui la protagonista non cede mai se stessa, uomini di cui anzi ride. Angela Scarparo, scrittrice lei stessa, ha già realizzato con l’editore Avagliano una antologia di scrittrici tra il 1950 e il 1980, Romanzi del cambiamento, e ha in programma di ripubblicare molte di loro, molti dei loro romanzi capitali scivolati nella zona grigia della dismemoria. (Elliot 2016, pgg 121 – €14,50)

 

  1. LA SCUOLA CATTOLICA, di Edoardo Albinati – non lo consiglio per via della recente attribuzione del Premio Strega: ho cominciato a leggerlo appena uscito a marzo scorso anche per affezione personale all’autore che sapevamo (alcuni tra noi) avrebbe tirato fuori un’opera definitiva; non lo consiglio neanche per infliggervi una prova da ‘lettori estremi’, come lo stesso Albinati dice scherzando ogni volta che ne parla: il libro conta 1294 pagine e supera il chilo di peso, oltretutto ha la copertina dura (diversamente da Infinite Jest che aveva la copertina morbida sia nell’edizione americana che in quella italiana Fandango), quindi è un attentato alla salute personale dei lettori. Ma è un libro irrinunciabile. Fate la prova, cominciate a leggerlo. Se vi viene voglia ogni poco di posarlo e riflettere, vuol dire che il libro vi ha (av)vinti. Stateci. Accettate la sfida. Non ve ne pentirete. Potete leggerlo lentamente. Anzi dovete. Perché lentamente il libro vi scaverà e scoprirete come l’autore ha scoperto scrivendolo dal 2006 al 2015 che tutti noi abitiamo una zona grigia (rieccola) che ci riguarda anche se i più tra noi non scivolano all’inferno. (Rizzoli 2016, €22)

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