Libri sotto l’ombrellone Francesco Longo

 

Davanti alle onde oceaniche non resta che tuffarsi o arretrare per aprire un libro. D’estate infatti si può salire su seggiovie e aliscafi, piantare tende, scalare monti, attraversare deserti sui cammelli, visitare metropoli o città imperiali seppellite dalla sabbia, oppure si può restare immobili, a casa, immersi nella lettura. Qualche volta è possibile raggiungere l’equilibrio: accompagnare il luogo delle vacanze con una lettura che faccia luce sullo scenario che si è scelto.

Se ci si affaccia sull’oceano è consigliabile leggere un libro uscito a luglio: Giorni selvaggi di William Finnegan (editore 66thand2nd). Finnegan, ora editor del “New Yorker”, ha trascorso gran parte della sua vita a cavalcare le onde su una tavola da surf. Il risultato del suo vagabondare per anni tra Hawaii, isole del Pacifico, Australia, Africa e California è un memoir dove vengono descritte infinite onde, sempre più potenti, sempre più pericolose, sempre più cupe. Giorni selvaggi ha vinto il premio Pulitzer nella categoria autobiografia ed è una storia di formazione in cui il lettore resta impietrito davanti alla continua distruzione di colossi d’acqua che procede per centinaia di pagine.

Se invece di cavalcare le onde si preferisce vagare nel mare, magari per isole, con ogni mezzo possibile, da barche a vela a navi mercantili, il suggerimento è di recuperare il libro Isole remote di Judith Schalansky (Bompiani). È uno dei libri di mare più affascinanti degli ultimi anni. È un catalogo di sogni e incubi, una favolosa mappatura di isole sperdute dai nomi magici, ognuna carica di aneddoti al limite della credibilità, tutte abitate da pochi esseri umani spesso arrivati per naufragio, o semideserte, con ritmi e abitudini folli. La desolazione infinita e la nostalgia di queste puntini di terra persi nelle carte nautiche è resa seducente e mitica dalla scrittura letteraria e brillante della tedesca Schalansky. Isole remote, pagine perfette.

Chi non ama il mare avrà probabilmente un debole per le montagne. Tra la biblioteca di testi illustri sui monti è sempre valido il libro Fuga sul Kenya (Corbaccio 2012) di Felice Benuzzi. È la storia autobiografica di tre prigionieri di guerra italiani che evadono da una prigione in Kenya, nel 1943, per scalare il monte Kenya. L’autore del libro, Benuzzi, e Giovanni Balletto erano due alpinisti (mentre il terzo era alla sua prima avventura d’alta quota). In questo caso, come spesso accade in imprese eroiche e romantiche, raggiungere la vetta vale soprattutto come obiettivo interiore. Una volta raggiunta Punta Lenana infatti, toccato con mano il simbolo più concreto della Libertà, i tre scendono e si riconsegnano alle autorità.

Tra mare e montagna molti preferiscono le città, sterminate o sperse, orientali o americane. In America sono usciti in quest’ultimo anno due libri che si sono spartiti le due mete principali delle due coste: New York e Los Angeles. Ha raccontato New York Garth Risk Hallberg nel romanzo Città in fiamme (Mondadori). Il romanzo si concentra negli anni settanta e in particolare nell’anno del blackout che lasciò la Grande Mela al buio, il 1977. Los Angeles invece è stata raccontata da Ryan Gattis in Giorni di fuoco (Guanda) che fa parlare i protagonisti (e gli spettatori) delle giornate di proteste del 1992. Dopo la notizia del pestaggio della polizia del nero Rodney King la città sprofonda in un inferno che dura sei giorni. Sono giornate in cui Los Angeles è preda di violenza e anarchia. Il libro è un romanzo corale, risultato di una lunga documentazione da parte dell’autore.

Chi invece restasse in Europa non potrà che chiedersi: cos’è l’Europa? Cosa succede in Europa? Il primo libro da consigliare è Il suicidio francese di Éric Zemmour (Enrico Damiani editore, 2016) in cui il controverso intellettuale francese analizza gli ultimi decenni della storia della Francia mostrando quali sono stati i passaggi fondamentali (politici e culturali) che hanno portato al declino dello stato. Zemmour è molto osteggiato per le sue critiche al movimento del ’68 e all’immigrazione islamica. Ma al di là delle polemiche e delle tesi spesso difficili da condividere, l’autore è sempre acuto e analizza l’attualità con uno sguardo che spesso rivela insoliti legami tra sport, film, libri, canzoni e politica nazionale.

Come lettura alternativa sull’Europa, si può leggere quello che forse è il più “europeo” degli scrittori novecenteschi. Mettersi cioè sulla scia di W.G. Sebald, leggendo Austerlitz (Adelphi) o Gli anelli di Saturno (Adelphi). Sebald compone libri ibridi in cui mescola narrativa di viaggio e incontri romanzeschi, tracciando un viaggio interminabile a caccia della storia europea, qui restituita come un grande affresco di decadenza e rovina. Non sono molti gli scrittori in grado di far viaggiare il lettore tra epoche e località sconosciute come riesce a fare Sebald, facendo sì che la scrittura straordinaria dia ritmo e senso a capitoli stralunati e polverosi, lungo itinerari indecifrabili.

Per chi va in Africa si può consigliare Ogni giorno è per il ladro (Einaudi), il racconto della città di Lagos di Teju Cole. Con lo stesso spirito curioso e nostalgico con cui aveva descritto New York in Città aperta, qui Cole prosegue le sue peregrinazioni nella vasta e inquietante città dell’infanzia. La Nuova Zelanda è stata svelata quest’anno dalle pagine di Nessuno scompare davvero (Edizioni Sur) di Catherine Lacey. La protagonista cambia vita, abbandona la sua New York e viaggia da sola in un continente poco raccontato e tanto sognato con l’imprevedibilità delle esplorazioni in autostop. La scrittura ironica dell’autrice dà vita a un romanzo on the road in cui la curiosità di ciò che accade nel mondo che la circonda è interessante quanto il suo mondo interiore ferito e divertito.

Atmosfere e storie asiatiche palpitano nell’epico romanzo di Amitav Ghosh, Il palazzo degli specchi (Neri Pozza). È la fine dell’ottocento quando un ragazzino indiano arriva in Birmania. Il cosiddetto Palazzo degli specchi è al centro della capitale, fatto di cristallo e soffitto a specchi, tesoro che va simbolicamente in pezzi come la cultura (minacciata) che lo ha edificato. La vita delle ex colonie britanniche torna con grande nostalgia nella vita del ragazzino diventato ormai un concentrato di memoria di un mondo scomparso.

Aggirarsi tra i continenti o viaggiare da fermi. D’estate la letteratura svela sempre il suo segreto. Ogni libro è un libro di viaggio.

1 Response

  1. enrico masala scrive:

    carissimi, io invece vorrei proporvi “Dieci giorni in Tiscana”, viaggio con bimbi, insetti, un nubifragio in pieno agosto in una chiesa senza tetto… alla ricerca della… “Spada nella Roccia”, quella vera, infissa da S. Galgano nel 1267, vicino Siena! Posso mandarvelo?

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