Modesta proposta: se li avete visti troppo in TV non comprate i loro libri! di Filippo La Porta

Ho sempre pensato che una letteratura migliore può nascere solo da lettori migliori, e cioè più esigenti, consapevoli, selettivi. Ma da questo tipo di lettori dipendono anche le sorti della piccola editoria. In che senso?

Non è detto che la piccola editoria  sia in assoluto meglio della grande editoria, ma certo la bibliodiversità è un valore che tutti dovrebbero condividere. Alla vigilia della seconda edizione dell’importante Book Pride milanese – con 150 espositori – ci si interroga di nuovo sulla piccola editoria (forse sarebbe meno riduttivo definirla “editoria indipendente” o “editoria di catalogo”), sulla possibilità che ha di esistere e operare “normalmente”,  in un mercato dominato sempre più dai bestseller, da pochi titoli  iper-pubblicizzati (perlopiù di autori noti in TV) e da supersconti (ai limiti della concorrenza sleale), dalla espansione delle librerie di catena contro  quelle indipendenti, etc.,“a scapito della molteplicità e varietà dell’offerta”, come lamenta Sandro Ferri di E/O.   Dice Andrea Gessner, direttore editoriale di Nottetempo, che  due sono  i punti per affermarsi nel mercato: riconoscibilità (pubblicando libri che appartengono tutti a uno stesso ambito, come Iperborea, Eleuthera, etc., o puntando sulla qualità letteraria intrinseca) e capacità di ottenere spazi e visibilità nelle librerie, che è “uno dei problemi ancora irrisolti, forse il più grosso: spesso la differenza tra grande e piccolo editore è proprio la visibilità in libreria. Un piccolo editore ha enormi difficoltà a essere esposto sui banchi delle librerie e non solo sugli scaffali. Il grande editore è esentato da questa difficoltà”. Anche la Enrico Damiani ha scelto di puntare sulla qualità – stilistica e intellettuale – dei libri che pubblica (romanzi o saggi), per dirla con Ferri su “un progetto forte e chiaro” (evidente anche su questo sito), da tutti riconoscibile. E tralascio qui la spinosa questione della visibilità in libreria. Ma vorrei rivolgere una modesta proposta, anzi  un appello, proprio  a quei lettori esigenti che citavo all’inizio: quando entrate in una libreria  non comprate libri  di autori che avete visto in TV più di due volte nell’ultimo mese! Per una volta siate un po’ snob!  Date un piccolo segnale di resistenza, di risveglio civico!

1 Response

  1. damiani scrive:

    Finiamola di chiamarla “piccola editoria”, definizione ormai diventata sinonimo di insulto per sottolineare la minore visibilità nelle librerie. Ciò che noi della Enrico Damiani editore chiediamo ai nostri lettori (lo abbiamo messo sulla Home del nostro sito) è: Fate fatica a trovare i nostri libri? Segnalateci le librerie a voi vicine dove vorreste trovare i libri che desiderate.
    Il lettore cosiddetto esigente deve essere, come invita La Porta, “snob” perché nelle sue scelte è libero dai condizionamenti di TV e media e sa cercare il suo libro attivando un rapporto e uno scambio di informazioni con il proprio libraio di fiducia.
    E noi “piccoli editori”, invece di piangerci addosso dobbiamo conquistarci i librai informandoli sempre più e direttamente dei nostri libri

    Elena Faroni Damiani

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