Partita doppia della critica letteraria

Ma, caro La Porta, l’articolo di Fertilio non è una partita doppia in cui infilare di qui l’ormai stucchevole arrogante cinismo, di là lo stupore e la creatività di mondi aperti e possibili.
Fertilio propone uno slancio e un discorso a cui non puoi rispondere citando nomi e tipi di scrittura, approcci e modalità di affrontamento della crisi secondo il tuo gusto e il tuo stile.
Ci interessa davvero mettere nella colonna dei reprobi De Luca, Fazio, Arbore e Gramellini?
Per mio conto non provo interesse a queste operazioni né trovo conforto nell’ennesimo eterno ritorno a Pasolini e al suo sacro anni ’60 nutrito di antropologia e misteriosofiche letture e apprendistati iniziatici.
No, credo che nel discorso di Fertilio sia da scorgere qualcosa di più, ma naturalmente senza cadere nell’apparente entusiasmo di doverose scelte tematiche “positive”. È in questo senso che a Fertilio ho dato sul nostro sito una prima risposta proponendo l’obiettivo di una scrittura feroce e critica, cinica e sprezzante del cibo che va per la maggiore, ma coniugata con il rischio e la capacità di esplorare altri mondi senza false apure, provincialismi, stanghe da culturalmente corretto.
Ma ancora a La Porta: come mai il discorso che il nostro libro “Tutti i colpevoli” fa su Pasolini e i pasolineidi, la cultura pasolini, quella da cui proviene e di cui è fatto, di cui ha poi costiuito e sostenuto ancora dopo la morte qualche inostro deologico decennio, come mai non viene neppure sfiorato, accennato, magari stroncato, in ogni modo discusso? Ancora rimozione? Doveroso rispetto per i cadaveri eccellenti della ideologia italiana e dei suoi muratori?