Perché mi fa vedere queste cose?

 

Come non approvare Corrado Augias che, l’altra sera in TV (era la riproposta di una trasmissione andata già in onda), osservava con evidente disgusto le scene in cui alcuni nostri parlamentari si insultano orrendamente. Però, quando a un certo punto si rivolge al conduttore dicendo con aria sofferente, e sovrano distacco: “Floris, perché mi fa vedere queste cose?”, e aggiungendo con un sospiro grave: “Quelli hanno perso le forme…”, avvertiamo un’affettazione di troppo. Come se il galantuomo Augias fosse precipitato all’improvviso in un paese barbarico e informe, in un turpe sottomondo, in un pianeta di altra galassia del tutto estraneo a quelli come lui, persone invece sensibili, colte e con il gusto innato per le forme (come è noto Umberto Eco la sera ama leggere Kant). Non sa, Augias, che la cultura vera non è qualcosa che si possiede, o che si possa esibire per autonobilitarsi, per sentirsi al riparo? E soprattutto non si chiede se la volgarità si esprima non solo e non tanto come vernacolo – certo riprovevole – quanto come smania di distinguersi da parte del ceto che si autodefinisce, con qualche supponenza, “riflessivo”? Va bene, il livello di acculturazione nel nostro sventurato paese – come ha sottolineato con sdegno – è piuttosto basso, ma purtroppo acculturazione e stile signorile non evitano affatto l’orrore, e anzi possono diventarne complici, come insegna il secolo breve. Consumi culturali sofisticati non coincidono con maturazione civile né con maggiore umanità. E poi: chi si crede aprioristicamente superiore agli altri – come una parte della nostra sinistra, che ha ereditato questo atteggiamento dagli anti-italiani della “Voce” e dall’azionismo – non fa nessuno sforzo per esserlo davvero.

Filippo La Porta

I vostri commenti possono essere siglati da uno pseudonimo, garantiamo l’anonimato a chi ce lo richiede.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *