Recensione critica su Inkroci di Tokyo Love di Silvia Accorrà

Un articolo perfetto. Come il libro che recensisce. Non il solito riassunto e il report elle emozioni del lettore /recensore, ma un’analisi acutissima e attenta di struttura che evoca lo stesso stile preciso e lucido dell’autore recensito.

Non il “mi piace , non mi piace” dati da un’autorità supposta autorevole o l’elogio più o meno consapevole e professionale.

In questa recensione troviamo la capacità rara di far vedere ciò di cui si sta parlando, di evocarne con leggerezza clima, atmosfere, struttura, sorprese. Il racconto di un Paese sconosciuto da parte di un viaggiatore  non distratto andato in avanscoperta.

Una radiografia della tessitura del racconto presentata senza pesantezza né spocchia. La comprensione e il profumo della vicenda rese in modo da risevgliare l’appetito del  lettore che se ne intende. La porta di un mistero vista nella sua concretezza e sospensione.

Questo modo di fare critica è il più alto e insieme utile. Non complimentoso o affabulatorio, ma così aderente al racconto da arrivare a farne parte mantenendone il sapore e quasi lo stile.

Pregio sostanziale ne è la messa in luce della struttura segreta del narrare, che così raramente viene resa dal critico sempre preoccupato da altri orizzonti, qui invece, indagata e spiegata nella sua dinamica.

La dimostrazione che al di là dellla fascinazione messa in atto dallo scrittore, il lettore/recensore è in grado di gustarne e rivelerne scelte tecniche e soluzioni. Preservando, come l’autrice, l’artificio e  l’equilibrio dubbioso del giudizio  sempre  necessari a una scrittura mirabile.

L’editore

(che ringrazia i lettori che sanno leggere)