Sulle sfumature di vario pelo… di Filippo La Porta

Poche cose come il successo di Cinquanta sfumature di grigio dà la misura della spaventosa regressione del nostro emisfero, della parte che viene considerata più “civile” del pianeta. Nel risvolto del romanzo – rilanciato ora dal film – leggiamo alcuni giudizi. Per il “NYT” “è il romanzo erotico che ha elettrizzato tutte le donne d’America”. Per il “Guardian” “Quel che ogni donna vuole. Ovviamente”. Ma scherziamo! Mai si poteva immaginare che la insofferenza verso le ideologie e il politically correct poteva produrre il ritorno alla peggiore e più offensiva ideologia. Eppure i lettori dei paesi anglosassoni dovrebbero ricordarsi, a proposito di romanzi erotici, almeno di Henry Miller e Philip Roth, che pure sono scrittori no solo “colti, ma anche popolari. Non disprezzo affatto la letteratura di genere, ma occorre pure saper distinguere. Basta leggere le prime pagine delle Sfumature per accorgersi che siamo di fronte a un prodotto mediocre di genere, con tutti i cliché riciclati senza alcuna ombra di umorismo (lei attratta dal manager miliardario proprio perché lui è freddo, arrogante e prepotente!). Per restare ai generi segnalo solo la originale rilettura del romanzo rosa fatta a suo tempo dal Diario di Bridget Jones, che ha inaugurato il filone del neorosa, della cosiddetta letteratura chick-lit, con personaggi femminili inediti, complicati e capaci di autoironia (per l’Italia vorrei citare almeno la bravissima Stefania Bertola).

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