Tre domande ad Alberto Arbasino

L’obiettivo del nostro JAYTALKING  è quello di romopere con la banalità della critica e della comunicazione organizzata.

ABBIAMO COSì INTERCETTATO ALBERTO ARBASINO GRANDE INDISCIPLINATO IRONICO E ANTICONFORMISTA FRA UN SUO VIAGGIO E L’ALTRO E TRASCRIVIAMO QUI LE NOSTRE DOMANDE E LE SUE FULMINANTI RISPOSTE:

 

1 DOMANDA:

Hai scritto, anche recentemente, reportage  e memoir splendidi. Non pensi che la prosa morale, civile, autobiografica, etc., la non-fiction insomma, sia oggi assai più vitale del Romanzo?

ARBASINO: Grazie per gli splendidi! Nelle liste dei bestsellers vedo soprattutto romanzi di consumo

2 DOMANDA:

Pasolini è stato l’ultimo a incarnare il ruolo  dell’intellettuale profetico. Dopo di lui quella figura si dissolve nel gran circo mediatico. Ma oggi gli scrittori possono ancora essere autorevoli?

ARBASINO: Macché profeti, macché autorevoli.
3 DOMANDA:

Ci pare che tu sia un temperamento tragico anche se usi spesso un tono apparentemente frivolo-mondano che può ingannare il lettore. Un paese senza (1980), Paesaggi italiani con zombi (1998) e tanti altri tuoi libri esprimono una  vocazione di moralista intrattabile, di critico radicale del presente… altro che cronista divertito della commedia umana!

ARBASINO: Moralista radicale, ecco tutto.

 

CONCLUDENDO: NON È UNA PERFORMANCE DI STILE E DI DOVEROSA INSOUCIANCE?

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