Trump e gli scrittori italiani 2: Ferracuti e Molesini, a cura di FILIPPO LA PORTA

Domande

1 Trump è impresentabile – con le sue battute triviali sulle donne, la sua derisione di giornalisti disabili, il suo disprezzo per ogni minoranza etnica –  ma davvero come per la Brexit vincono i bifolchi, i ritardati, i provinciali contro gli istruiti, gli evoluti, gli illuminati (Severgnini dixit)? Forse questa “narrazione”, per dirla alla Vendola,  va rivista.

2 Consumi culturali e scelte politiche non coincidono.Si  può anche non essere vegani, ignorare cosa sia il transgender e il pilates, non conoscere  il  significato di termini come “destrutturazione” e “biopolitica”, non disporre di identità nomadi e illimitatamente fluide, non ridere alle battute di Woody Allen, non sapere le lingue, viaggiare pochissimo, diffidare delle retoriche dell’apertura all’Altro, etc. senza perciò dover essere ritenuti trogloditi e nemici della civiltà umana.

3 Già negli anni ’70 Christopher Lasch, che pure proveniva dalla New Left, provò a  descrivere il conflitto tra ceto intellettuale (da noi si direbbe “riflessivo”), che occupa giornali e case editrici, che gestisce la comunicazione e l’informazione, con la sua disposizione all’ironia, la sua vocazione cosmopolita, la sua supponenza, etc. e la informe classe media, patriottica, antiabortista. Non sarà che il bisogno di identità, sicurezza e radicamento di questa classe è più “reale” del multiculturalismo chic?

Risposte di Angelo Ferracuti

1  Oggi i politici occidentali e i propri elettori sono antropologicamente molto simili, incapaci di una pedagogia culturale fatta di idee, di visione del mondo, ne interpretano gli umori più biechi. Il problema è che la crisi della cultura, e in particolare delle istituzioni politiche, hanno creato un pensiero fai da te in un comunità che non è più educante. I linguaggi volgari della televisione e del reality nutrono i comportamenti della realtà. E’ la rivincita degli ignoranti. Gli intellettuali hanno abdicato al proprio ruolo, mentre dovrebbero creare massa critica, disturbare, inventarsi parole nuove.

2 I linguaggi volgari della televisione e del reality nutrono i comportamenti della realtà più di qualsiasi altra cosa, così come i social che proprio per come sono fatti invece di sviluppare riflessione e pudore hanno sdoganato i pensieri più inconfessabili. Viviamo in un mondo di volgari consumatori, chiusi nell’autoreferenzialità e nel narcisismo. Questo sistema produce indifferenza, frustrazione e rabbia. E la cultura è solo consumo, spettacolo, intrattenimento. Come potrebbe produrre senso, come si diceva una volta?

3  E’ vero. Nel mondo globalizzato paradossalmente si tende al localismo, al nazionalismo, al “rifugio” di cui parlava Lasch, e prevale la paura, anche come forma di dominio. E’ la risposta disperata a un capitalismo selvaggio che ha creato insicurezza, precarietà, nuove povertà. Trump, la Le Pen, Salvini sono il risultato di questa disperazione, ma anche di una sinistra corrotta, accomodante, che ha perso i suoi valori, fatta di classi dirigenti socialmente privilegiate e snob che hanno perso qualsiasi contatto con la realtà e con questa sterminata classe di nuovi ultimi.

Risposte di Andrea Molesini

1 Vince chi è più convincente. E per con-vincere è necessario dimostrare sim-patia (il medesimo sentire) per la persona da convincere. C’è un solo luogo al mondo dove un povero vale un ricco, un “bifolco” un “evoluto”: la cabina elettorale. Sempre più spesso questa ovvietà viene dimenticata.

2 Karl Kraus scrisse: “Chi per professione riflette sui fondamenti dell’essere non ne caverà tanto da scaldarcisi i piedi. Ma c’è chi a forza di cucire le scarpe si è avvicinato ai fondamenti dell’essere.”

3 Forse oggi non è tanto il bisogno di identità il vero problema della “informe classe media”, quanto il suo impoverimento. I pasti gratuiti non sono mai esistiti. È facile essere generosi con il portafoglio degli altri, più difficile è comprendere la rabbia di chi – a torto o a ragione – si sente costretto a pagare il conto.

 

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