Trump e gli scrittori italiani 4: Paolo Morelli a cura di FILIPPO LA PORTA

Aggiungiamo qui le ultime (per ora) risposte-riflessioni dei nostri scrittori  – stavolta è il turno di Paolo Morelli, una delle firme di Wikicritics, alla elezione americana di Trump, specie in relazione al mondo della cultura oggi, una enclave blindata, impenetrabile, incapace di relazionarsi ad alcunché

1- Non è per niente fatalismo, ma Trump, Brexit o referendum non spostano granché, fanno grancassa e basta. Quello che ci possono insegnare è che il divario tra i gruppi sociali è un divario mentale, un’impossibilità a capire tutta interna ai singoli individui, e irreversibile. (Severgnini è illuminato solo dalle lampade).

2- Cultura cosiddetta da una parte, mondo cosiddetto dall’altra. La prima si distingue solo per la presunzione di capire. Nessuno ha più controllo su nulla, si può cominciare a cambiare soltanto rendendosene conto fino in fondo.

3- Il mondo della cultura è già isolato e lo sarà sempre di più, come nel film messicano la Zona si è rinchiuso in un bunker per difendersi dal marasma, con una presunzione per ora inerte, in futuro tragicomica.

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