Un ostaggio di troppo

Proseguono i nostri report sulla situazione di guerra che ormai ci circonda. Magari qualche letterato pensa che parliamo d’altro che non di cultura e letteratura. E di scrittura. Ma se questa non è scrittura nel corpo e nel sangue della gente…

Un ostaggio di troppo

di GALLAND

L’Occidente fatica molto a comprendere e ad avere una reazione univoca di fronte alla barbarie delle uccisioni degli ostaggi catturati dall’Is, siano essi decapitati o, come è accaduto al pilota giordano Muad Kasasbeh, addirittura arsi vivi. Non è che questi crimini efferati in realtà causino il mutamento della politica estera occidentale nel senso desiderato dall’Is , ma neanche portano ad un irrigidimento politico-militare.

In realtà ad Is, in termini tattici, converrebbe trattare ed ottenere dal nemico il pagamento di pingui riscatti, come ha fatto l’Italia con le due volontarie in Siria o il Qatar per riuscire far liberare i caschi blu catturati in Libano. A volte non funziona, come nel caso dei due giornalisti giapponesi, per i quali erano state chieste centinaia di milioni di dollari  e, successivamente, la liberazione di terroristi. Invano. Trattare peraltro è già una forma di riconoscimento.

L’atto di barbarie, la ferocia gratuita contro un ostaggio innocente o contro un prigioniero inerme nella logica dell’Is servono a mostrare determinazione nei confronti della audience interna, suscitando simpatie, favorendo il proselitismo, il sostegno economico. E funziona.

Di fronte a questi crimini l’occidente si limita a condannare, mostra sdegno, ma niente di più. La Giordania si è comportata diversamente: ha immediatamente giustiziato, impiccandoli, Sajida al-Rishawi e Ziad al-Karbouli due terroristi. Ovviamente in occidente si è “glissato” su questa ritorsione e sul fatto che l’aspirante kamikaze fosse una donna. Ma alla Giordania non basta. La rappresaglia continua, per ora sotto forma di attacchi aerei abbastanza intensi, ma non si esclude anche una azione massiccia terrestre. E molti altri Paesi musulmani e arabi sono pronti a seguire la “moderata” Giordania.

Ecco, questo è un “linguaggio” che l’Is capisce meglio e rispetta sicuramente di più. Se ammazzi un prigioniero giordano ne ammazzo due dei tuoi e ti colpisco ovunque.

Non basta ancora, la Giordania è persino disposta a liberare uomini di Al-Qaida in chiave anti-Is. Questa è una mossa pericolosa. Ma ad Amman non interessa. Interessa il risultato. La popolazione giordana è con il suo re, è pronta alla guerra. Si va in guerra anche “solo” per un pilota, che peraltro stava bombardando l’Is quando è stato abbattuto.

Saddam Hussein era convinto che se nel 1991 avesse inflitto 10.000 morti all’Esercito USA avrebbe vinto la guerra e si sarebbe tenuto il Kuwait. Probabilmente aveva ragione, ma non è riuscito nel suo intento. In una guerra tra Paesi musulmani 10.000 morti non sarebbero invece risultati decisivi.

Ecco, l’occidente deve cercare di comprendere, vedere il conflitto con gli occhi del nemico, capire cosa per lui è o non è importante. Quando lo farà, avrà più probabilità di prevalere relativamente in fretta.

Intanto si è capito che l’occidente non è in grado di liberare gli ostaggi e i prigionieri catturati dall’Is. Ogni pilota che si alza in volo contro l’Is sa perfettamente cosa potrà accadere se sarà abbattuto. Giustiziando il pilota giordano l’Is ha reagito contro gli attacchi aerei che gli impediscono di trasformarsi in realtà statuale. Non ha aerei da caccia, non ha antiaerea. Ma incutere il terrore è comunque un’arma efficace. Asimmetrica, poco costosa ed efficace.

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